La gentilezza può spingere le specie animali a sviluppare forme di linguaggio più elaborate? Secondo uno studio portato avanti dall’ornitologo giapponese Kazuo Okanoya, è assolutamente possibile.
Questo ricercatore, studiando il canto dei passeri giapponesi, ha notato dei pattern alquanto insoliti.
Durante il corso di un esperimento, confrontando i suoni emessi dai passeri con quelli di un altro tipo di volatili, come i passeri striati selvatici, si è notato come il canto di questi ultimi sia molto più grezzo e semplice rispetto alla controparte che, invece, sfoggia delle abilità canore estremamente complesse in grado anche di riprodurre i suoni. Risultato paradossale considerando che il passero giapponese cresciuto in una gabbia non dovrebbe avere gli stessi tipi di stimoli esterni che ha invece il passero striato selvatico.
Ciò avvalora la tesi di chi afferma che il bisogno di comunicare e le relative forme di linguaggio siano nate dalla necessità di cooperare (in questo caso con gli uomini) e di favorire degli scambi per migliorare la socializzazione. L’abbiamo osservato negli animali addomesticati, ma tutto ciò è trasferibile anche al processo evolutivo dell’essere umano. Dunque, la voglia di cooperare e la gentilezza nel socializzare possono veramente spingere le creature a sviluppare dei linguaggi molto più efficienti. Questo è un meraviglioso esempio per ricordarci che solo collaborando possiamo ottenere i migliori risultati.
Fonte: Michael Erard, Catherine Matacic, Did kindness prime our species for language?. Science 361, 436-437(2018).DOI:10.1126/science.361.6401.436




