Dalla vetrina Finking di Via Colombo 51 in direzione Corso del Popolo si entra in Piazza Barche; invece di girare a sinistra, questa volta giriamo a destra verso il Museo M9. La strada che affianca il Museo del Novecento è Via della Brenta Vecchia: Ma perché questa via ha questo nome, perché si chiama Brenta Vecchia? Perché tra la metà del Cinquecento e la fine del Seicento parte del sedime della strada e degli edifici odierni fu occupato da un corso d’acqua. Allontanare i fiumi dalla laguna, o ridurne la portata, dei grandi ma anche dei piccoli, perché non la interrassero con i loro detriti: un’autentica ossessione per i Veneziani; persino un fiumicello come il Marzenego, che sfociava in laguna a Cavergnago – troppo vicino alla loro città – era considerato un pericolo. Per il toponimo scelto dai moderni amministratori, che farebbe presupporre l’esistenza, da qualche parte, di una “Brenta Nuova”, non si trova altra spiegazione se non che essi abbiano consultato una mappa del 1750, dove viene rappresentato l’alveo – così è indicato – “abbonito della Brentella antica”.
Comunque sia, in questa brentella, l’acqua non scorreva, come invece avrebbe dovuto fare nelle intenzioni di chi aveva deciso l’opera. Per la debolissima pendenza, presto il fossato si interrò e l’acqua ristagnava: i documenti cinquecenteschi insistono sulla “mala qualità dell’aria”. Sicché nel 1667 si autorizzò la comunità di Mestre a chiudere a proprie spese il tratto di canale fra i Cappuccini e il monastero di Santa Maria delle Grazie.
Il Novecento inaugura, in corrispondenza con la trasformazione di Mestre in organismo urbano, una nuova fase di profondi mutamenti nell’assetto dell’area, che è tuttora in corso. Alcune foto scattate nei primi anni Cinquanta ci restituiscono del luogo un’immagine di squallore, l’impressione è proprio quella di una zona bombardata da cui siano appena state rimosse le macerie.
Arriva poi il momento della resipiscenza, della volontà di dare a Mestre forma e decoro di città. Ed ecco allora, in anni recenti, i nuovi marciapiedi, la pista ciclabile, il verde pubblico, l’arredo urbano. E infine, l’ambizioso progetto di M9 che, per il momento, ha cambiato il paesaggio in questo modo: ha tolto di mezzo la caserma dei carabinieri e alcuni manufatti nel cortile di Santa Maria delle Grazie, mettendo allo scoperto più cielo; si è mangiato l’aiuola verde con gli alberi e gli arbusti fioriti e le panchine lungo il lato ovest della via, sostituiti da una gialla parete di legno truciolare.





